Pensieri di amici, Atacama Trail

Un viaggio è anche lo sport, una corsa al limite della sopportazione umana nel deserto dell’Atacama, un avventura che fa viaggiare anche attraverso la propria mente, i propri spettri e le paure!
Sentiamo cosa ci racconta Luisa

É stata la gara più dura che sino ad ora abbia mai affrontato .
Ho combattuto contro le asperità del deserto e contro quelle che vivono dentro di me da un po’ di tempo a questa parte . Forse lacera molto di più la controversia interiore perché contro la fatica fisica riesco a combattere senza esitazioni , sarà perché sono sempre stata abituata a cavarmela da sola , superare gli ostacoli e lottare contro tutto quello che ho sempre ritenuto sopportabile . Il male interiore , quello é difficile da combattere.
La fatica , il sudore , il caldo , la stanchezza sono tutti elementi delle nostre gare , non é possibile non affrontarle senza, siamo esseri umani e come tali é giusto sentire tutte queste sensazioni . Il male interiore ti insegue , dalla fatica invece si sfugge e una volta tagliato il traguardo é soltanto un miscuglio di ricordi misti a felicità, gioia , stanchezza, fatica e soddisfazione.
La forza allora sta proprio in questo , superare tutto , a tutti i costi .
Si può fare.
Ecco allora che durante lo sforzo la mente si apre e riesce a trovare lo stimolo giusto per superare tutto .
Del resto a volte le difficoltà vanno superate con altre difficoltà . (Cit. Andy)
L’Atacama é il deserto più arido e variegato del mondo . Sabbia , sale , vegetazione, torrenti, laghi secchi e laghi salati , piste interminabili e grandi dune , catene montuose sfaccettate e cangianti , una cornice incredibile di montagne innevate che ti circondano e un maestoso vulcano dal nome altisonante : Licancabur che stonano con i 40 gradi che affronti durante la tua corsa, sole cocente e polvere, tanta polvere. Non mi era mai capitato di correre pensando dentro di me che quello che vedevo era come se fosse un paesaggio invernale alla fine della stagione, tanto da cercare di convincermi di sentore freddo e non caldo ! Immense distese bianche alternate a cespugli di verde intenso , soltanto che il bianco non é neve , il bianco candido é il sale , il sale che riesce a presentarsi in modi mai visti : morbido , croccante , come stalagmiti , come rocce e infine sotto forma di lago , un sale abbagliante , cocente , quasi fastidioso a lungo andare .
Mai mi era capitato di affrontare torrenti e attraversarli per almeno una ventina di volte ; non avevo mai affrontato le correnti dell’acqua, non avevo mai pensato di correre con l’acqua sino alle ginocchia sentendomi quasi come Indiana Jones !
Sorpresa é stata quando alla fine della seconda tappa , sotto un sole cocente, mi aspettava un’invitantissimo lago salato dall’acqua rigenerante alla Laguna Cejar. Non mi sono fatta pregare due volte , non ho esitato nemmeno un’istante . Chi se ne frega se poi l’acqua é razionata e dovrò fare i conti per cucinare o bere . É stata la sensazione più bella che si potesse provare in condizioni del genere !
Ho decisamente imparato in tutti questi lunghi anni che ogni gara mi riserva sempre qualche sorpresa , ogni deserto nasconde qualcosa di unico . Ho imparato ad apprezzare ogni minimo dettaglio facendolo diventare importantissimo .
La fatica si raddoppia, o forse si triplica quando la sfortuna di accanisce. Perdere i gel che servono per affrontare la tappa é davvero una gran sfiga . Io sono abituata a mangiare poco durante le gare , ma in queste condizioni estreme anche una piccola caramella può dare quella spinta in più che ti trascina verso il traguardo . Non mangiare significa dar fondo a tutto quello che si ha dentro , qualsiasi riserva , qualsiasi sforzo che si spera non dover utilizzare , sicuramente non all’inizio della gara . Ma anche questo fa parte dell’imponderabile in gare di questo genere . Troppo difficili da poter prevedere.
Pensandoci bene la differenza tra me e la mia “avversaria” l’hanno data proprio quei due MALEDETTI gel nell’ Atacamenos Trail !
Arrivare al traguardo e avere la sensazione di essere vuoti dentro é una sensazione estenuante e oltre ad avere la forza di riprendere le energie bisogna riuscire a ricaricarsi mentalmente . Quei trenta minuti sono stati fatali , ma per me l’importante era non buttare al vento tutti i miei sacrifici e riprendere da dove avevo lasciato senza esitazione e paura di andare avanti .
Ho avuto la conferma della mia forza e della mia volontà nella quarta tappa : The Infamous Salt Flats ,un’interminabile 44,2km lungo il Salar de Atacama, ho dimostrato che la mia preparazione c’era tutta e che nulla mi spaventava .
Una bella tappa , oltre a quella lunga, la più bella , più bella della vittoria della prima .
Giovedì , ore 8 , The long march, 76km.
Le intenzioni della mia avversaria si capiscono subito , é stata consigliata bene , scontata la sua tattica , lo sapevo già cosa avrebbe fatto , ma in fondo io volevo proprio divertirmi e non farle capire che non avrei mai dato la vita per riprendermi il primo posto . Volevo giocare d’astuzia ma la sapienza e l’esperienza mi hanno fatto capire che il distacco era eccessivo contro la sua determinazione . Le avessero tolto la penalità per la mancanza della seconda luce forse avrei tentato con più decisione , ma una tappa lunga nel deserto é infinita , é una prova durissima , contro se stessi e contro il deserto . Partire sapendo che il traguardo é a 76 km non conoscendo le sue caratteristiche non é facile da interpretare . I primi 25km erano impossibili da correre . Il sale sino alle caviglie , l’acqua gelata del lago salato che si insinua sino a dentro le scarpe lasciandole durissime e mettendo a rischio l’integrita’ dei piedi sin dai primi km . Come se non bastasse km e km di terreno durissimo instabile con le rocce taglienti che hanno fatto traballare le caviglie sino a non sentirle quasi più . La parte scorrevole , si fa per dire , diventa così una sfida all’ultimo km sia fisica che mentale . Tira e molla , sempre io a dare il ritmo con il fiato dietro al collo di una stanca ma indomabile avversaria . Onore al merito , anche se con qualche favoritismo di troppo, é stata più fortunata ed abile nel saperne approfittare . E allora la decisione più giusta é stata quella di proseguire insieme , del resto lo sport é bello anche per questo , saper accettare la realtà e condividerla . Mi chiamano Donna Luisa perché a volte sono anche troppo ingenua , troppo signora , priva di quel pizzico in più di carica agonistica pungente . Non so far finta di non vedere la rivale in difficoltà , non sono capace di non aiutare . E allora , eccomi pronta a rifocillare e a trascinare quella che so sarà la vincitrice , ma poco importa , la mia prestazione é più che positiva , anzi , non posso riproverarmi nulla se non aver inciampato nella sfortuna .
La tappa finale , per gentilissima intercessione di qualche meraviglioso folletto dell’Atacama, ci viene ridotta a 8,600km . Tutti a palla di cannone . Tutti come a liberarsi della fatica e della tensione della settimana. Tutti con il sorriso sulle labbra e gli zaini pieni di souvenir del deserto raccolti qua e la lungo le tappe .
Si taglia il traguardo, siamo tutti uguali. Abbiamo tutti la stessa espressione . Dal primo all’ultimo . In fondo le classifiche servono a poco . La fatica la facciamo tutti e la soddisfazione é uguale per tutti .
La chiave di lettura sta tutta nella parola SPORT , se non se ne capisce il suo concetto puro allora é inutile cercare di capire .
Non ringrazio nessuno , perché chi dev’essere ringraziato sa quanto gli sono riconoscente . Voglio soltanto riportare le parole di una mia AMICA che dicono tutto.
” Credo che stavolta abbia convogliato tutte le sue energie in un’unica direzione non solo sportivamente parlando, ma proprio a livello UMANO. E’ questo che conta. Secondo me nel deserto si diventa tutti uguali, anche i sessi un po’ si annullano… Quello che conta è la RISERVA che ti porti dentro. Luisa stavolta ha fatto tesoro della sua MERAVIGLIOSA RISERVA nel miglior modo possibile. Sono felicissima per il PODIO ma ancor di più per questo aspetto… Luisa ha dimostrato a se stessa di essere un miscuglio di tutto, UOMO, DONNA, POTENZA, ENERGIA, DETERMINAZIONE MA ANCHE DEBOLEZZA…. ANZI HA USATO LA SUA DEBOLEZZA COME TRAMPOLINO DI LANCIO” .
Luisa

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